Indice Volume 17
INDICE
Editoriale
C. Bolognesi
I modelli dei dati archeologici nell’HBIM
T. Empler, A. Caldarone, P. Micelli
Forma, fase e fonte: un paradigma HBIM per la documentazione di San Lorenzo in Miranda
C. Bianchini, M. Griffo, F. Porfiri, G. Giuliani
Verso uno scavo archeologico transdisciplinare, digitale e reversibile: dal rilievo alla valorizzazione del modello virtuale
C. Luschi, M. Zerbini, N. Lecci, A. Vezzi
Il mausoleo di Cecilia Metella: rilievo integrato e analisi architettoniche preliminari
S. Lucchetti, R. Ravesi
Dallo scavo al racconto visivo: metodologie per la valorizzazione del Complesso Nuragico di Palmavera
A. Fusinetti, N. Proietti Cosimi
Echoes of Athena: un approccio HBIM per la ricostruzione virtuale del Tempio di Atena Poliade e della Stoa Dorica di Priene
E. C. Giovannini, L. O. Ochavo, F. Racciu
Editoriale Vol. 17
La digitalizzazione del patrimonio archeologico non è più una prospettiva futura, ma una condizione operativa che sta ridefinendo in profondità strumenti, linguaggi e finalità della ricerca. I contributi raccolti in questo numero della rivista mostrano con chiarezza come l’incontro tra Virtual Archaeology, rilievo integrato e HBIM, stia uscendo dalla fase sperimentale per assumere il profilo di una vera infrastruttura metodologica per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione.
Il tema che attraversa l’intero numero è quello del modello: un dispositivo epistemologico capace di organizzare dati eterogenei, mettere in relazione fonti, spazi, tempi e interpretazioni rendendo trasparenti i passaggi che conducono dall’evidenza materiale alla ricostruzione critica. In questa prospettiva si colloca il contributo sui modelli dati archeologici nell’HBIM: si tratta di un impianto multilivello fondato su quattro componenti integrate, spaziale, documentale, stratigrafica e interpretativa. Il Common Data Environment viene individuato come il luogo in cui il dato si trasforma in conoscenza condivisibile e aggiornabile offrendo l’opportunità di governare la crescente complessità informativa dei contesti archeologici senza perdere rigore scientifico e tracciabilità.
Su questa stessa linea si innesta il saggio dedicato a San Lorenzo in Miranda, che sviluppa un paradigma HBIM diacronico per un monumento-palinsesto, nel quale forma, fase e fonte diventano categorie operative di un unico sistema di rappresentazione. Il valore del contributo risiede nell’aver mostrato che il modello informativo può accogliere non solo lo stato di fatto del manufatto, ma anche le sue trasformazioni pregresse e future, le sue permanenze e le sue lacune, distinguendo con chiarezza tra dato rilevato ed interpretato. Il modello, in questo caso, non è soltanto uno strumento tecnico, ma una forma di testimonianza della complessità storica.
La dimensione processuale del digitale emerge con chiarezza nel contributo dedicato allo scavo di Santa Maria in Viridis ad Ascalona, dove rilievo topografico e fotogrammetrico vengono integrati nelle fasi quotidiane dello scavo e della campionatura. Il concetto di scavo reversibile, reso possibile da modelli multiscalari condivisi tra discipline diverse, alimenta una pratica archeologica che cresce nella transdisciplinarietà, tra archeologi, architetti, geologi, chimici e fisici che operano entro un medesimo spazio informativo.
Accanto a queste riflessioni, il caso del mausoleo di Cecilia Metella ricorda come il rilievo integrato resti anzitutto uno strumento di analisi critica dell’architettura. La combinazione tra laser scanning, fotogrammetria e osservazione autoptica consente qui di rileggere materialità, riusi e trasformazioni, fino a rimettere in discussione attribuzioni cronologiche consolidate. Il digitale non sostituisce lo sguardo esperto: lo rafforza, lo verifica, lo rende riproducibile.
Non meno significativa è la direzione indicata dal contributo sul Complesso Nuragico di Palmavera, che affronta il passaggio dallo scavo al racconto visivo. Qui il modello digitale è la base “invisibile” per costruire strumenti di divulgazione analogica, pannelli, assonometrie, timeline, illustrazioni narrative, capaci di rendere comprensibile il sito a pubblici diversi. Il tema della valorizzazione viene così ricondotto a una responsabilità scientifica: comunicare senza semplificare, tradurre senza tradire.
Infine, il caso di Priene, con la ricostruzione virtuale del Tempio di Atena Poliade e della Stoa Dorica, riporta al centro il problema del controllo metrico e della qualità del modello. La verifica del Livello di Accuratezza nel confronto tra HBIM e nuvola di punti mostra che il modello informativo, se vuole ambire a essere strumento affidabile di ricerca e non soltanto efficace macchina visiva, deve fondarsi su procedure esplicite di validazione. Nel loro insieme questi contributi delineano una traiettoria chiara. L’archeologia digitale contemporanea non coincide più con la sola produzione di immagini o ricostruzioni spettacolari ma si definisce piuttosto come un campo nel quale acquisizione, modellazione, semantizzazione, interpretazione e comunicazione convergono in un unico ecosistema. La sfida non è accumulare più dati, ma strutturarli meglio; non è ricostruire di più, ma rendere leggibile il grado di certezza di ciò che si ricostruisce; non è solo innovare gli strumenti, ma ripensare i processi.
Questo numero della rivista si colloca precisamente in questo orizzonte. Ne emerge un quadro scientificamente maturo, nel quale il digitale non è più un supporto esterno all’archeologia, ma una sua componente interna, critica e produttiva. È qui, probabilmente, che si gioca oggi una delle trasformazioni più importanti della disciplina: nella capacità di fare del modello non soltanto una rappresentazione del passato, ma uno spazio condiviso di conoscenza e sperimentazione sul passato.
Cecilia Maria Bolognesi (Politecnico di Milano)
I modelli dei dati archeologici nell’HBIM
ABSTRACT
Questo contributo propone un modello metodologico per la gestione della conoscenza archeologica all’interno degli attuali ecosistemi digitali della Virtual Archaeology. A partire dall’evoluzione della disciplina, oggi non più limitata alla visualizzazione tridimensionale ma orientata verso piattaforme integrate di analisi, documentazione, conservazione e comunicazione, la ricerca affronta il problema della strutturazione di dati eterogenei, geometrici, spaziali, temporali, documentali e interpretativi. L’obiettivo è definire un sistema informativo capace di trasformare la molteplicità dei dati acquisiti in conoscenza operativa, interrogabile e condivisibile.
L’approccio proposto si basa sulla costruzione di un modello HBIM multilivello, articolato in quattro componenti tra loro integrate: modello spaziale, modello documentale, modello stratigrafico e modello interpretativo. Il modello spaziale fornisce la base metrica tridimensionale del sito; quello documentale organizza e georeferenzia fonti, rilievi, immagini e archivi; il modello stratigrafico introduce la dimensione temporale e relazionale delle unità archeologiche, includendo anche le unità stratigrafiche virtuali; il modello interpretativo formalizza ipotesi e scenari ricostruttivi, esplicitando il grado di attendibilità tramite livelli di affidabilità.
L’integrazione dei quattro modelli in un Common Data Environment consente di correlare evidenze materiali, fonti storiche e interpretazioni, supportando ricerca, tutela, gestione e valorizzazione. I casi studio presentati mostrano come il sistema proposto possa costituire una piattaforma dinamica e replicabile, capace di coniugare rigore scientifico, interoperabilità dei dati e nuove forme di comunicazione del patrimonio archeologico.
Tommaso Empler, Adriana Caldarone, Pasquale Micelli
Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura
Dallo scavo al racconto visivo: metodologie per la valorizzazione del Complesso Nuragico di Palmavera
ABSTRACT
Il presente contributo analizza come l’archeologia virtuale, oggi intesa come un sistema integrato capace di coniugare il rigore della documentazione scientifica con le moderne strategie di narrazione, possa essere utilizzata non solo per ottenere output digitali ma anche analogici. Il caso studio analizzato riguarda il complesso nuragico di Palmavera (Alghero), oggetto di una campagna di documentazione digitale condotta dal GRA·VIS LAB del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica, Università di Sassari, nell’ambito delle iniziative per la candidatura dei siti nuragici alla World Heritage List UNESCO. La fase di acquisizione e ricostruzione dei resti archeologici è stata guidata dall’integrazione tra il metodo deduttivo e il metodo analogico. L’originalità della ricerca risiede nell’utilizzo del modello digitale come base invisibile per la creazione di output ad alto valore comunicativo. Attraverso spaccati assonometrici, linee del tempo e illustrazioni narrative, i dati tecnici sono stati tradotti in pannelli didattici capaci di rendere il sito accessibile e comprensibile a un pubblico eterogeneo, unendo la tutela scientifica con una fruizione culturale inclusiva e coinvolgente.
Alexandra Fusinetti, Nicole Proietti Cosimi
Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica, Università degli Studi di Sassari
Forma, fase e fonte: un paradigma HBIM per la documentazione di San Lorenzo in Miranda
ABSTRACT
Il contributo presenta un paradigma HBIM diacronico applicato al complesso di San Lorenzo in Miranda, nel Foro Romano, innestato sui resti del Tempio di Antonino e Faustina e connesso stratigraficamente all’Atrium Vestae. Il monumento, esito di trasformazioni dall’età imperiale al Novecento, è assunto come palinsesto complesso da rappresentare attraverso l’integrazione di forma, fase e fonte. La metodologia combina rilievo 3D integrato (laser scanner, fotogrammetria e georeferenziazione) e sistematizzazione delle fonti storiche in un database relazionale strutturato per Unità Topografiche e fasi cronologiche. Il modello HBIM non è mera replica dello stato attuale, ma infrastruttura informativa che distingue dato rilevato, interpretato e congetturale, esplicitando per ogni elemento geometrico origine e attendibilità delle fonti. Le trasformazioni sono gestite tramite strutturazione diacronica e operazioni parametriche di addizione e sottrazione volumetrica, preservando la memoria di permanenze e perdite. L’estensione all’area di scavo, modellata da planimetrie georeferenziate e convertita in ambiente BIM tramite VPL, verifica la scalabilità del modello anche in contesti archeologici privi di nuvole di punti. L’esito è un modello interrogabile e multilivello, concepito come archivio dinamico e dispositivo epistemologico a supporto di ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio.
Carlo Bianchini, Marika Griffo, Francesca Porfiri, Gabriele Giuliani
Sapienza, Università di Roma, Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura
Verso uno scavo archeologico transdisciplinare, digitale e reversibile: dal rilievo alla valorizzazione del modello virtuale
ABSTRACT
Il contributo affronta il tema dell’archeologia digitale esaminando il caso studio dello scavo archeologico del sito cosiddetto di Santa Maria in Viridis, nel parco archeologico della antica città di Ascalona (Ashkelon, Israele). Il sito è oggetto di scavo e studio della missione italiana archeologica AskGate, finanziata dal Ministero degli Affare Esteri e Cooperazione Internazionale e condotta dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze – sotto la direzione di Cecilia Luschi – che dal 2022 ha aperto i lavori insieme ad un team di archeologi, geologi, chimici e fisici. L’articolo presenta i risultati ottenuti dal lavoro di rilievo integrato – topografico e fotogrammetrico – applicato alle fasi giornaliere di scavo e di campionatura dei materiali. I risultati sono elaborati all’interno di un modello multiscalare e digitale creato ad hoc per la condivisione e fruizione dei dati delle varie discipline, sperimentando soluzioni di transdisciplinarità e reversibilità virtuale dello scavo.
Cecilia Luschi, Marta Zerbini, Novella Lecci, Alessandra Vezzi
Dipartimento di Architettura, Università degli studi di Firenze
Il mausoleo di Cecilia Metella: rilievo integrato e analisi architettoniche preliminari
ABSTRACT
Il contributo presenta una panoramica del mausoleo di Cecilia Metella a Roma e del suo rilievo integrato del basato su laser scanning e fotogrammetria aerea e terrestre, finalizzato alla produzione di un modello di studio del monumento. Su tali dati è stata condotta un’analisi autoptica mirata all’analisi tracce materiche che hanno connotato le varie fasi di riuso del monumento, dall’epoca post antica, fino al XIX secolo, ed in particolar modo è stata revisionata l’attribuzione cronologica dell’apertura aperta in quota del tamburo in opus quadratum.
Simone Lucchetti, Rossana Ravesi
Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura
Echoes of Athena: un approccio HBIM per la ricostruzione virtuale del Tempio di Atena Poliade e della Stoa Dorica di Priene
ABSTRACT
Il contributo presenta l’applicazione dell’Historical Building Information Modeling (HBIM) al contesto archeologico attraverso il caso studio del complesso monumentale del Tempio di Atena Poliade a Priene, in Turchia. La ricerca analizza criticamente l’intero processo, dall’acquisizione dei dati tramite rilievo digitale (laser scanning e fotogrammetria) alla costruzione del modello informativo parametrico, fino alla verifica del Livello di Accuratezza (LoA) mediante confronto tra modello HBIM e nuvola di punti.
Elisabetta C. Giovannini (1), Laura Orsola Ochavo, Federica Racciu
(1)Dipartimento di Architettura e Design DAD, Politecnico di Torino, Italia
Indice Volume 16
INDICE
EDITORIALE
C. M. Bolognesi, T. Empler
OLTRE IL TRATTO: TRA APPRENDIMENTO STILISTICO E GENERAZIONE CONTROLLATA CON STABLE DIFFUSION
F. Bianconi, M. Filippucci, A. Migliosi, C. Mommi
PANORAMI SFERICI PER L’IMPLEMENTAZIONE VISUALE DI MODELLI BIM IN AMBITO MUSEALE
M. Calvano, G. M. Valenti, A. Moretti, T. Talin
WORKFLOW AI/H-BIM PER LA DIGITALIZZAZIONE E L’ANALISI DEL DANNO STRUTTURALE
A. Lo Pilato, S. Scandurra, F. Itri, L. S. Pappalardo, D. Palomba, A.di Luggo
LA DIGITALIZZAZIONE DELLE TELE DELLA COLLEZIONE BARBERINI: NORMATIVA, PROTOCOLLI E PARAMETRI QUALITATIVI
A. Meschini, J. Romor, M. Salvatore
Editoriale Vol. 16
Intelligenza artificiale e digitalizzazione del patrimonio: nuove frontiere per la ricerca architettonica e museale
Negli ultimi anni, il panorama della ricerca sui Beni Culturali e sull’architettura ha vissuto una trasformazione radicale, sospinta dall’integrazione progressiva tra strumenti avanzati di modellazione digitale e intelligenza artificiale. I contributi raccolti in questo numero della rivista intendono esplorare alcune delle linee già tratteggiate da tale trasformazione, mostrando come l’adozione di approcci avanzati ed integrati stia ridefinendo i metodi della rappresentazione, dell’analisi e della gestione del patrimonio culturale.
Un primo filone riguarda le applicazioni relative alla rappresentazione architettonica; l’impiego di modelli generativi basati su tecniche diffusion-based, come Stable Diffusion, consente oggi di sperimentare la trasposizione stilistica come processo di apprendimento critico. Attraverso procedure di fine-tuning realizzate con DreamBooth e orchestrate tramite pipeline nodali in ComfyUI, controllate da strumenti quali ControlNet, è possibile trasmettere a modelli di IA i codici grafici di rappresentanti del panorama architettonico quali Paolo Portoghesi, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier. I risultati generati, coerenti ma non imitativi, mostrano come l’IA possa agire quando ben governata non solo come strumento esecutivo, ma come agente critico capace di portare alla luce strutture latenti dello stile architettonico, aprendo la strada a nuove forme di rappresentazione.
Un secondo filone di ricerca emerso negli articoli qui riportati riguarda l’evoluzione significativa delle tecniche di visualizzazione immersiva e di documentazione spaziale. Un primo caso riguarda l’integrazione di panorami sferici all’interno di modelli di Building Information Modeling (BIM) che consente una fruizione più efficace degli spazi museali; accanto a questo l’uso di pipeline di Structure from Motion (SfM) come GLOMAP, potenziate da approcci di IA quali Neural Radiance Fields (NeRF) e 3D Gaussian Splatting, permette la ricostruzione di scene tridimensionali anche da video monoculari o a 360° a bassa risoluzione, migliorando l’efficienza e la qualità dei modelli per finalità di conservazione e valorizzazione del patrimonio.
Un ulteriore ambito di sperimentazione riguarda la costruzione di dataset specificamente concepiti per la classificazione delle tecniche costruttive storiche, con l’obiettivo di addestrare modelli di Intelligenza Artificiale dedicati. In questo contesto si colloca la raccolta sistematica di immagini di paramenti murari in Opus Testaceum, finalizzata non solo all’addestramento di modelli di classificazione supervisionata, ma anche a promuovere un dialogo strutturato e interdisciplinare tra archeologi e informatici.
Tale approccio mira a sviluppare modelli in grado di riconoscere le tecniche costruttive anche su edifici non presenti nel dataset di addestramento, rafforzandone così la capacità di generalizzazione. Al tempo stesso, la creazione di dataset open access rappresenta un contributo concreto a disposizione della comunità scientifica, favorendo ulteriori ricerche e applicazioni.
In ambito conservativo, emergono sperimentazioni che combinano modelli di Heritage Building Information Modeling (H-BIM) e reti neurali convoluzionali per l’analisi del danno strutturale; i casi utilizzati come applicazione sono le chiese storiche, come la Chiesa della Compagnia della Disciplina della Santa Croce a Napoli. L’integrazione di informazioni fessurative all’interno di modelli semantici consente di superare la mera descrizione geometrica, orientando verso valutazioni semi-automatiche del rischio e aprendo scenari per sistemi informativi interoperabili nella gestione preventiva del patrimonio culturale.
Infine, il tema della digitalizzazione delle collezioni museali viene affrontato nel quadro del progetto MUSE – MUseum management, enhancement and accessibility: a Sustainable digital Ecosystem of interactive digital collections, con una sperimentazione condotta presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Qui, la costruzione di gemelli digitali è intesa come processo critico di copia, fondato su principi di neutralità dei dati e trasparenza dei processi, in conformità con il Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale (PND). L’obiettivo è definire parametri di affidabilità per le repliche digitali e promuovere un ecosistema sostenibile e interattivo di collezioni digitali.
Nel loro insieme, questi contributi testimoniano un cambiamento di paradigma: l’intelligenza artificiale e i metodi digitali non sono più semplici strumenti ausiliari, ma componenti attive e generative dei processi di conoscenza, rappresentazione e gestione del patrimonio che presuppongono una preparazione da parte degli utenti critica e consapevole. L’ibridazione tra saperi umanistici e tecnologie computazionali apre perciò scenari inediti, invitando a ripensare e a rilanciare criticamente ruoli, linguaggi e responsabilità della ricerca contemporanea.
Cecilia Maria Bolognesi (Politecnico di Milano)
Tommaso Empler (Sapienza Università di Roma)








